Domoki: la domotica dentro la scatola elettrica, dall’idea alla startup
- Cliente
- Almadom.us
- Settore
- Domotica ed efficienza energetica
La sfida
Nel 2014 la domotica voleva dire opere murarie, cavi nuovi e preventivi alti. L’idea, nata in Almaware da Alessandro Benedetti e Marco Zanchi, era opposta: un piccolo computer con schermo touch che entra nella scatola elettrica da incasso, al posto dei tre interruttori classici, usa i fili già presenti e aiuta chi vive in casa a consumare meno energia.
La soluzione
Abbiamo progettato e sviluppato Domoki: il dispositivo da incasso con touch screen, microfono, altoparlante, sensori e relè, il software che lo governa, l’app per comandare la casa da remoto e il cloud che tiene collegati i dispositivi. Per portarlo sul mercato è nata Almadom.us, la startup dedicata al prodotto, che ha raccolto investimenti, vinto premi e venduto Domoki al pubblico e agli installatori.
Risultati
- Un dispositivo che sostituisce gli interruttori nella scatola 503 e si installa senza opere murarie
- Luci, tapparelle, riscaldamento, prese e sensori comandati da schermo, voce e app mobile
- Accessori Zigbee riconosciuti e aggiunti alla casa senza configurazioni complicate
- Un aumento di capitale da 500.000 euro con Digital Magics, aziende del settore energia e business angel
- Prodotto certificato CE e venduto online e tramite una rete di installatori
- Dopo la chiusura della startup, server e assistenza presi in carico da Almaware: i Domoki installati funzionano ancora
Un computer dove prima c’erano tre interruttori
Ogni casa italiana ha già decine di scatole elettriche da incasso, le classiche 503 dietro agli interruttori. Domoki parte da lì: si toglie la placca, si sostituiscono i tre interruttori con il dispositivo e si collegano i fili che ci sono già. Tutto continua a funzionare come prima, con in più uno schermo touch da cui comandare luci, tapparelle, termostato e prese.
Dentro la scatola c’è un piccolo computer con display touch, altoparlante e microfono per i comandi vocali, sensori di prossimità e di luminosità, un termometro e tre relè. Il dispositivo parla con il router di casa in Wi-Fi e con gli accessori in Zigbee: prese intelligenti, relè per le tapparelle, sensori per porte e finestre, lampadine e rilevatori di gas si aggiungono senza tracce nei muri.
Domoki nella versione Pro per installatori: il dispositivo e i due supporti per adattarlo all’impianto esistente.
Risparmiare senza pensarci
Lo scopo non era solo accendere la luce dal telefono. Domoki misura i consumi di elettricità e gas, segnala quando qualcosa consuma in modo anomalo e impara le abitudini di chi vive in casa: il riscaldamento parte quando ti stai avvicinando, la luce si spegne quando la stanza è vuota. Il dispositivo si aggiorna da solo, così le nuove funzioni arrivano anche nelle case dove è già installato.
Dall’app si aggiunge un nuovo accessorio, si comanda la casa da fuori e si condivide il controllo con il resto della famiglia. Più Domoki nella stessa casa lavorano insieme.
L’app mobile: prese, relè e sensori Zigbee si aggiungono da un elenco.
Da progetto di Almaware a startup
Nello stesso anno in cui è nata l’idea, Almaware è stata selezionata per il Lisbon Challenge, il programma di accelerazione per startup a Lisbona. L’anno successivo i due fondatori hanno aperto Almadom.us, la società dedicata allo sviluppo di Domoki, insieme all’incubatore Digital Magics.
Nel 2016 Almadom.us ha chiuso un aumento di capitale da 500.000 euro con Innowatio, Clevergy, Belp Corporate, Sapra Elettronica, Multiconsult, SMPI Group e alcuni business angel, e ha portato la sede operativa al Kilometro Rosso di Bergamo. Sono arrivati nuovi ingegneri e sviluppatori, la certificazione CE e la vendita al pubblico, online e tramite installatori, con una versione Pro senza limiti di accessori pensata per chi fa impianti di mestiere.
Lungo la strada sono arrivati anche i riconoscimenti: il Good Energy Award nella categoria Start-up e il premio Amazon Launchpad al Premio Gaetano Marzotto. La stampa ne ha parlato parecchio, e Andrea Galeazzi lo ha provato a casa propria per nove mesi prima di raccontarlo nella sua recensione su YouTube.
Come è finita, e cosa ci è rimasto
Domoki è stato sviluppato, certificato e venduto, ma come succede a molte startup non è riuscito a entrare nel mercato abbastanza da reggersi da solo, e Almadom.us ha chiuso.
Chi aveva un Domoki in casa, però, non è rimasto con un interruttore spento. Quando Almadom.us ha chiuso, Almaware si è presa in carico i server e l’assistenza ai clienti, così il servizio non è stato dismesso e i Domoki installati continuano a funzionare.
Su Domoki abbiamo imparato a progettare un dispositivo che vive per anni dentro un muro, a scrivere software per uno schermo che deve rispondere anche con le mani bagnate, ad aggiornare da remoto macchine che nessuno andrà mai a riprendere in mano e a far parlare oggetti di produttori diversi. Sono le stesse cose che oggi portiamo nei progetti Internet of Things dei nostri clienti.
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